

Vini: 1) Candia dei Colli Apuani Secco, Amabile o Abboccato e Vin Santo 2) Colli di Luni Bianco, Vermentino o Rosso
Il Candia dei Colli Apuani è un vino da bersi giovane e da abbinarsi, per il tipo secco, ad antipasti di pesce e crostacei in genere, ma ha anche il corpo per legarsi a piatti più impegnativi. Il tipo amabile o abboccato è da abbinare a dolci delicati, mentre il Vin Santo è ottimo per l'abbinamento a qualsiasi tipo di pasticceria secca oppure a crostate. Vino dei Colli di Luni: per il bianco è consigliato l'accostamento con le minestre e la pasta al pesto; è gradevole anche sugli antipasti di terra leggeri; Il Vermentino, è adatto ai primi e secondi piatti a base di pesce e crostacei mentre il rosso è da abbinare alla cucina toscana in genere, in particolare ai salumi, a formaggi ed alle carni bianche.
Vino di Candia
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Uve: Vermentino 70-80%, Albarola 10-20%, Trebbiano Toscano e Malvasia lunga
bianca max. 20%, per la Malvasia max. 5%. Gradazione. 11.5. Tipologia. Secco.
Zona di produzione. Comuni di Massa, Montignoso e Carrara. Caratteristiche
organolettiche del vino. Giallo paglierino scarico con riflessi verdolini.
Profumo mediamente intenso, fruttato con leggeri ricordi di erbe aromatiche.
Debole di corpo, secco, fresco, con buona sapidità e particolare sensazione
gusto olfattiva a chiusura di bocca. Capacità d'affinamento: 1-2 anni.
Abbinamento gastronomico. Primi piatti a base di pesce senza uso di pomodoro
nella salsa. Baccalà lesso con i ceci.
Di proverbio in proverbio. Chi di marzo non pota la sua vigna, perde la
vendemmia.

Il
racconto del vino della provincia di Massa-Carrara ha inizio quando le legioni
romane sconfissero le popolazioni indigene Apuo-liguri. Il territorio che
conquistarono, già ricco per i giacimenti marmiferi, venne impreziosito dalla
piantagione della vite lungo le ariose e soleggiate colline che si affacciano
sul mare. Terreno strappato all'impeto della natura, coltivazione quasi
estrema, non per condizioni climatiche ma per la conformazione del terreno.
Lunae, fondata nel
177 a.C., divenne capoluogo di questo territorio ed i vini acquisirono una
buona fama, tanto che Plinio il Vecchio affermò "in Hetruria quidem Lunae vina
obitmere palman". Da quel momento la produzione di vino non si è mai
interrotta e si è avvalsa di vitigni in gran parte autoctoni come l'uva
Livornese, la Barsaglina, la Caloria e la Bracciola Nera. I vini possono
considerarsi prodotti di nicchia, scaturiti da una coltivazione difficile e
quantità prodotta molto limitata
